Ad un tratto vide nella stessa frase
una più interessante possibilità di permutazione: per tre volte tracciò
con il lapis una linea nera sulla definizione di diario che aveva
appena scritto e la sostituì con "Ogni racconto è un diario in terza
persona". Già fermando il punto dopo "persona" si sentì meglio,
respirava senza ansia, a pieni polmoni. Semplicemente, si mise
nuovamente a scrivere, non più per registrare il presente appena
trascorso, ma per far rivivere nel presente ricordi e azioni non sue:
frammenti della vita dei suoi nonni e dei bisnonni, particolari di
sogni giovanili, suggestioni prese da album fotografici sugli anni
Venti, una trasferta sudamericana della squadra del Genoa del 1923, una
cartolina acquistata da un antiquario, cianfrusaglie verbali e icone
rétro, vinili a 78 giri di stretta osservanza Dixieland, aviatori
transoceanici finiti dentro a metafore teologiche e travet abbandonati
da ballerine russe, bocciofile e dopolavori ferroviari. Un diario in
terza persona come fosse un collage di fotografie e racconti:
Valdambrini scriveva di sé dandosi finalmente "del lei".
Prefazione. "I
racconti che Matteo ha raccolto in "Giocattoli" sono piccole storie
anacronistiche, scritte contro ogni attualità o moda narrativa, sia
stilistica sia tematica, quasi fossero delle vecchie cartoline tirate
fuori da un baule della soffitta, storie che a volte sembrano
galleggiare sul retro di una cartolina, senza mittente e senza
destinatario, repertorio di foto di famiglia in vendita su un banchetto
d'antiquario. Eppure, proprio in questi frammenti retrò ho ritrovato un
atteggiamento, una volontà un po' testarda simile alla mia: salvare
alcune voci, alcuni ricordi - reali e inventati che siano - dall'oblio.
Credo sia un aspetto della generazione alla quale apparteniamo
entrambi, quella dei nati negli anni Settanta, l'avere sviluppato
un'attitudine particolare al dialogo con la generazione dei nostri
nonni, quasi noi fossimo una specie di ponte tra il passato remoto dei
loro vissuti e il futuro anteriore della vita dei nostri figli."
di Simone Cristicchi
Matteo Pelliti è nato
a Sarzana del 1972. Vive e lavora a Pisa dove si occupa di
comunicazione pubblica sul web. Alcuni dei suoi racconti sono presenti
nelle antologie Ultima spiaggia (2004); Caffè ristoro (2006); Pisanthology (2007). Ha collaborato al libro Centro d'igiene mentale di Simone Cristicchi (2007) e pubblicato la raccolta di poesie Versi ciclabili (2007) Il suo diario pubblico è www.coltisbagli.it
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